Perché l’industria cinematografica non decolla

10584077_10206344555000302_8986249267571139823_n

QUANDO C’ERA LIZ TAYLOR
Perché l’industria cinematografica non decolla

(pubblicato su «L’Unione Sarda» del 25 giu. 2015)

Chi conosce la storia del cinema in Sardegna sa che negli anni sessanta l’isola è stata meta ambita di produzioni cinematografiche internazionali con personalità del calibro di John Huston, Losey, Antonioni, Richard Burton, Liz Taylor che venivano a lavorare da noi. Erano gli anni sessanta, quelli del Piano di rinascita quando la Sardegna doveva rinascere con un’economia basata su un’industria che a distanza di anni si è rivelata un fallimento. Politici e intellettuali “illuminati” avevano in testa un modello e non si rendevano minimamente conto del potenziale che l’industria cinematografica, e più in generale quella culturale, poteva avere nel territorio. Eppure bastava poco per vedere cosa il comparto avrebbe potuto dare all’economia, il mondo era pieno di casi emblematici… Ma si pensava ad altro e così queste importanti produzioni venivano in Sardegna, giravano le scene spendendo qualche soldo nel territorio e poi se ne andavano lasciando dietro di sé il nulla assoluto, senza che niente rimanesse sul territorio. Rare o uniche le eccezioni in tal senso, come per esempio Banditi a Orgosolo.
A distanza di mezzo secolo, nonostante il mondo del cinema isolano si sia evoluto notevolmente riuscendo a creare una realtà originale, forse unica nel panorama italiano, una situazione analoga rischia di ripresentarsi. Infatti, attualmente la Sardegna in rapporto al cinema sembra trovarsi di fronte a un bivio: investire sulle realtà locali per creare un tessuto produttivo consolidato nel territorio oppure sostenere prevalentemente chi viene da fuori, a girare di passaggio attratto dai finanziamenti regionali dei cosiddetti Hospitality Fund della Film Commission?
L’amministrazione regionale, a leggere i bilanci di previsione dei prossimi due anni sembrerebbe aver optato per la seconda soluzione. È infatti questa la linea privilegiata dal plenipotenziario del cinema in Sardegna, Antonello Grimaldi, regista di serie televisive di successo e di alcune pellicole nonché presidente della Film Commission, ma soprattutto amico personale di vecchia data del governatore della Regione Francesco Pigliaru. Per sostenere questa linea le scelte sembrano addirittura superare quanto stabilito dalla legge regionale per il cinema che, pur senza escludere le produzioni provenienti dall’esterno, privilegia le ricadute stabili sul territorio e il consolidamento della realtà locale in termini di creazione, formazione, diffusione.
A sostenere una politica in linea con quanto stabilito dalla Legge cinema la stragrande maggioranza degli operatori del settore: i registi della nuova generazione che hanno fatto conoscere nel mondo il cinema sardo (Mereu, Pau, Zucca, Columbu, Angius, Marcias…), gli sceneggiatori, i montatori, le maestranze, gli operatori culturali, gli studiosi, gli esercenti, gli organizzatori, gli attori…
Due visioni che ora sembrano contrapposte ma che una mente lungimirante dovrebbe cercare di far convivere.

Antioco Floris
Docente di Cinema all’Università di Cagliari